mercoledì 21 novembre 2012

Trovato il teschio fossile di un capodoglio preistorico

Nel deserto Ica in Perù è stato ritrovato il teschio fossile di un capodoglio risalente a 12-13 milioni di anni fa. 
I ricercatori del Natuurhistorisch Museum di Rotterdam in Olanda che lo hanno scoperto nel 2008 hanno deciso di battezzarlo "Leviathan Melvillei" in onore del classico di letteratura "Moby Dick" di Herman Melville. 
Questo capodoglio apparterrebbe, secondo l'articolo pubblicato su Nature, a una specie ormai estinta che non era ancora stata rivelata. 
Il teschio è lungo 3 metri e si stima che l'intero animale avrebbe potuto raggiungere approssimativamente i 18 metri, come un moderno capodoglio
Quello che stupisce però è la dimensione dei denti: 36 cm di lunghezza per 12 cm di larghezza, il che vuol dire che non solo supera di ben 10 cm il più lungo dente di capodoglio attuale mai misurato, ma che è forse uno dei più grandi denti di predatore mai ritrovati finora. 
Questo esemplare probabilmente è vissuto nel Miocene, condividendo gli oceani con gli squali giganti dell'epoca e cibandosi di balenottere più piccole di lui, che arrivavano ai 10 metri di lunghezza, più piccole e molto diverse dalle attuali megattere.
Il teschio è stato trasportato in uno dei tanti musei di Lima, capitale del Perù.
La scoperta ha anche dimostrato come già nel passato i capodogli avessero quella tipica forma della testa dovuta agli "organi dello spermaceti", ossia il contenitore dell'olio e cera tanto preziosi nei secoli scorsi. Attualmente si ipotizza che questi organi servano per la galleggiabilità durante le immersioni, ma potrebbe darsi che in passato servissero invece come "arma" nei combattimenti tra maschi, o per l'ecolocazione.

mercoledì 14 novembre 2012

Nuovo metodo green per la sintetizzazione della silice

Un vaso in vetro o ceramica, una fibra ottica e un transistor hanno tutti in comune una cosa: la silice.
Il biossido di silicio, o più semplicemente silice, è uno dei materiali più abbondanti in natura, e viene sintetizzato in modo naturale da molti organismi. Per esempio le spugne, grazie a una proteina chiamata Silicateina, riescono a innescare il processo di sintetizzazione e poi guidarne la crescita in strutture ordinate che utilizzano per costruire il proprio "scheletro". Quello che viene tolto dalle spugne naturali prima che vengano vendute, per intendersi. 

Ciò nonostante, per uso commerciale viene tutt'oggi sintetizzato dalla silice pura in fornaci elettriche che utilizzando elettrodi al carbonio possono arrivare a superare i 1900 °C. Questi metodi -spesso ciò che si ottiene dalle fornaci deve ancora essere purificato- impiegano temperature elevate e soluzioni caustiche che li rendono inquinanti e costosi.
I ricercatori dell'Istituto di Nanotecnologie del CNR di Lecce in collaborazione con quelli dell'Università di Mainz (Germania) hanno da poco scoperto, in uno studio pubblicato su Nature Scientific Reports (Optical properties of in-vitro biomineralised silica) come riprodurre in laboratorio il processo naturale di sintetizzazione della silice delle spugne.



Models of silicatein.
Questo metodo, già in fase di brevettazione, utilizza una variante sintetica della Silicateina e tecniche di nanolitografia, per ottenere microfibre artificiali simili a quelle delle spugne. Dario Pisignano, coordinatore della ricerca, spiega che strutture di questo tipo potrebbero venire utilizzate in micro-dispositivi portatili, o lab-on-a-chip, come guide ottiche per la luce e in tutti quei casi in cui è necessario trasportare segnali luminosi in spazi molto ridotti ma con estrema precisione.
Il prossimo traguardo sarà quello di studiare metodi per controllare al meglio la crescita delle strutture ordinate per formare nuove geometrie e ottimizzare le caratteristiche ottiche ed elettroniche di questo nuovo materiale, la biosilice sintetica.
AttribuzioneNon commercialeCondividi allo stesso modo Alcuni diritti riservati a Saspotato - AttribuzioneNon commercialeCondividi allo stesso modo Alcuni diritti riservatihttp://www.nature.com/srep/2012/120829/srep00607/full/srep00607.html

giovedì 18 ottobre 2012

"Diabete sommerso": progetto dell'Asl di Olbia di immersioni subacquee per diabetici

Bellissima iniziativa quella della Asl di Olbia, che ha attuato a inizio Ottobre un corso di subacquea per dieci persone affette da diabete di "tipo 1".

"Diabete sommerso" è un progetto volto a consentire ai diabetici una maggior consapevolezza della propria malattia e una maggior autostima, se non un modo per dimostrare che non necessariamente questa diagnosi significa la fine di una vita attiva, anzi.
I pazienti con diabete infatti sono da sempre stati allontanati da attività estreme come le immersioni, poiché il rischio di ipoglicemia, e quindi perdita di coscienza, a profondità elevate era considerato troppo alto.
In particolare i diabetici di "tipo 1" sono insulino-dipendenti e in terapia intensiva, arrivando anche a necessitare di 5 iniezioni al giorno.
Grazie agli ultimi studi, si è dimostrato però che con alcuni accorgimenti mirati la glicemia è facilmente gestibile, tanto da poter permettere a persone con diabete di praticare attività subacquee. In questo modo si è voluto promuovere, informare e dimostrare come sia possibile, anche nelle attività di tutti i giorni, tenere sotto controllo la glicemia senza arrendersi alla malattia.
Il corso si è svolto tra Molara e Tavolara, in una prima giornata teorica con le prime prove in acqua, mentre la seconda giornata è stata dedicata tutta all'immersione in mare aperto e ai test di apprendimento per ottenere il brevetto. Hanno partecipato dieci persone affette da diabete di "tipo 1", accompagnate dal personale del Servizio di Diabetologia della Asl di Olbia, in collaborazione con l'associazione scientifica Janasdia onlus e con il Porto San Paolo Dive Center. I pazienti avevano a disposizione un particolare device per monitorare la glicemia minuto per minuto e non correre nessun rischio.

martedì 16 ottobre 2012

Backstage subacqueo di James Bond alias 007 in Skyfall

Skyfall è il 23º film di spionaggio della serie di James Bond interpretato per la terza volta dall'attore Daniel Craig. Uscendo nel 2012 celebra i 50 anni dal primo film, "Licenza di uccidere" con Sean Connery del 1962.
In questo episodio al termine di un'operazione ad Istanbul, 007 risulta disperso. A seguito di una fuga di notizie, le identità degli agenti dell'MI6 vengono rese pubbliche su Internet e il governo britannico chiama M a rispondere dell'accaduto. Proprio mentre è lo stesso servizio segreto ad essere sotto attacco, Bond ricompare e M gli chiede di rintracciare Raoul Silva, con il quale ha in sospeso una questione personale. Partendo da Londra arriva fino al Mar Cinese Meridionale, dove si vede costretto a mettere in dubbio la lealtà verso M per via di alcuni segreti sul suo passato.
In Skyfall saranno anche presenti alcune scene di lotta subacquea. Queste sono state girate nell'unico palcoscenico subacqueo esistente, una piscina lunga 20 metri e larga 10, profonda circa 6 metri e che contiene circa 1,2 milioni di litri d’acqua. Molto interessante è il meccanismo con cui hanno preparato e girato queste scene, usando altoparlanti subacquei di alta qualità, monitor adatti a restare immersi a lungo e subacquei di supporto per far sì che gli attori e gli operatori non dovessero andare su e giù in continuazione.


Vedremo se saprà essere all'altezza dell'epico intro di Goldfinger, nel quale Sean Connery dopo essere uscito dall'acqua si sfila la muta stagna e rivela l'abito da sera, lindo e perfettamente asciutto, con tanto di fiore all'occhiello!!

lunedì 15 ottobre 2012

Corallo raro in Liguria sul relitto del Transylvania

Nel mare della Liguria oltre alla nave carica di anfore intatte di epoca romana ritrovata davanti a Varazze e il piroscafo inglese Enrichetta al largo di Moneglia, è stato recentemente individuato il relitto del transatlantico SS Transylvania affondato anch'esso nel 1917 da un U-boot tedesco, costando la vita a più di 400 persone.

La scoperta è stata fatta da l'ing. Guido Gay, noto per aver ritrovato la corazzata Roma vicino all'Isola dell'Asinara, nelle acque davanti all'Isola di Bergeggi, a -620 m di profondità.
La scoperta storica del relitto ha però portato con sé una serie di altre importanti informazioni. Le coste della Liguria sono molto poco conosciute perché difficili da studiare, sia per per le limitazioni tecniche dovute all'ambiente estremo, sia per quelle economiche.
L'occasione fornita dalla scoperta del relitto ha quindi permesso la disponibilità di attrezzature quali il catamarano da ricerca Daedalus della GayMarine, un magnetometro progettato e assemblato appositamente per l'occasione, il robot filo guidato (ROV) Pluto, lo stesso utilizzato per la nave romana carica di anfore.
Grazie a questi strumenti è stata scoperta la presenza di una popolazione di Corallo Bianco (Madrepora oculata) sul relitto.
Questa scoperta sensazionale ha spinto il Centro Carabinieri Subacquei di Genova a dar vita ad una collaborazione con l'Area Marina Protetta dell'Isola di Bergeggi e l'Università di Genova, per proseguire le ricerche nella scarpata. Si possono trovare maggiori informazioni sullo svolgimento delle ricerche sul sito ufficiale del Parco di Bergeggi.
In questo modo è stata scoperta la più importante popolazione di corallo rosso della Liguria. Ovviamente, ma non è mai male ripeterlo, è illegale raccogliere il corallo, in quanto protetto.
Le indagini di Pluto hanno inoltre permesso di documentare la presenza di Corallo Giallo (Dendrophillia Cornigera), falso corallo nero (Savalia Savaglia) e il rarissimo Corallo Nero (Anthipatella Subpinnata) rinvenuto finora solo a Punta di Portofino e su Capo Mortola.

AttribuzioneNon commercialeNon opere derivate Foto tratta da Flickr, alcuni diritti riservati a david_salvatori

<<Sfortunatamente, mettere la "testa" sott'acqua a queste profondità "dimenticate", ci ha permesso di evidenziare anche un imponente danno ambientale dovuto a reti e lenze da pesca perse, che in presenza di organismi strutturanti come i gorgonacei (gorgonie rosse e corallo) o come gli zoantidei (falso corallo) ed i coralli neri, provocano un effetto deleterio, ferendo e abbattendo organismi a volte secolari. Il nylon sott'acqua persiste per quasi 1.000 anni e la bonifica è praticamente impossibile a queste profondità. Come sanno molto bene i pescatori, inoltre, i grossi pesci (dentici, cernie, ecc.) cercano rifugio in questo habitat profondo, ed il fatto di non assicurare la sopravvivenza degli organismi strutturanti potrebbe causare gravissime e sconosciute ripercussioni anche sulla comunità ittica.>> 
[cit. "Il Transatlantico inglese H.M.T. Transylvania e i segreti del mare!"]